Il testo, la figuralità, il mondo

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EMANUELE ZINATO – RITORNO DEL REPRESSO E STORIA LETTERARIA: FRANCESCO ORLANDO TEORICO “CONTROTEMPO”

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(Questo testo è tratto da Emanuele Zinato, Letteratura come storiografia? Mappe e figure della mutazione italiana, Quadlibet Studio; è stato pubblicato la prima volta su “Il Verri” n. 46, 2011)

I. Non c’è forse miglior “cartina di tornasole” per monitorare lo stato dei rapporti fra teoria e critica che la storiografia letteraria, atto discorsivo «eminentemente ermeneutico» poiché «seleziona, propone e “salva” dall’oblio un determinato patrimonio attribuendogli significato e valore, e dunque un determinato “contenuto di verità”»[i].

Durante il corso del secolo che ci sta alle spalle, come si sa, a più riprese sono stati avanzati dubbi sulla legittimità della storia letteraria, conseguenza diretta di una delle più robuste asserzioni della teoria letteraria moderna: il postulato dell’autonomia della sfera estetica. Ciò non ha impedito che a questo genere di scrittura critica, nel medesimo arco cronologico, sia appartenuto un assoluto capolavoro: Mimesis di Auerbach. Nella seconda metà del novecento, comunque, a cavallo fra semiologia e poststrutturalismo, la storia letteraria sembrava definitivamente caduta in disgrazia. René Wellek, in un saggio degli anni settanta dal titolo The Fall of Literary History,[ii] aveva riassunto il processo di disaffezione iniziato in Europa nel primo novecento, approdando scetticamente alla negazione di attuabilità pratica della storia letteraria. Un’ analoga disgregazione è da tempo in atto nelle nostre scuole e università: i generosi tentativi di costruire storie letterarie per generi, accostando la vicenda dei gruppi intellettuali alla storia della ricezione, sembrano mordere ormai nel vuoto. Il terreno suona cavo: nell’ “assedio del presente”,[iii] la memoria è sempre più usurata e la storia letteraria come autocoscienza di una nazione, nel contesto della globalizzazione, sembra divenuta impossibile.

Negli ultimi decenni, tuttavia, soprattutto negli Stati Uniti, attraverso i variegati approcci degli Studies e, soprattutto, del New Historicism, si sono affermate tendenze di derivazione nietzschiana e foucaultiana, in cui, all’opposto, una forma ibrida di storiografia culturale è ritornata al centro del discorso mentre la letteratura è stata decostruita in una genealogia di poteri. A esempio, l’uscita nel 2009 di un’opera come A New Literary History of America, a cura di Werner Sollors e Greil Marcus[iv], è un evidente effetto di questo clima culturale che prevede, tra l’altro, una risemantizzazione dello stesso termine Theory: inteso non più come punto d’intersezione fra critica letteraria, semiotica ed estetica ma come area di discussione sempre più eclettica e interdisciplinare.

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