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F. ORLANDO – CODICI LETTERARI  E  REFERENTI  DI  REALTÀ  IN  AUERBACH

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[Pubblicato in in R. Castellana (a cura di), La rappresentazione della realtà. Studi su Erich Auerbach, Atti del Convegno della Scuola di dottorato dell’Università di Siena, L’interpretazione, Siena, 29-30 aprile 2008, Artemide, Siena, pp. 17-62]

auerbach   Apro Mimesis all’inizio del quarto capitolo, nel quale si parla di Gregorio di Tours (538 c.-594) storico della Gallia barbarica. Gregorio occupa il capitolo in­tero; d’altra parte non solo è l’unico autore del VI secolo di cui si parli nel libro, ma per tutto uno spazio temporale ben cinque volte più ampio, la seconda metà del primo millennio d. C., il secolo e l’autore in questione sono i soli a essere trattati. Il capitolo che segue passa infatti alla Chanson de Roland; colmare la lacuna qui corrispondente ai secoli VII, VIII, IX, X e in parte XI, sarà uno dei moventi del successivo e ultimo libro di Auerbach, Lingua letteraria e pubblico nella tarda antichità latina e nel medioevo.1Chi del resto, fuori da moventi di studio, legge mai testi di quel mezzo millennio della nostra tradizione? chi, se non è uno specialista, capisce un latino tanto lontano dal­l’esemplarità classica, o anche in traduzione si orienta nei complicati e remoti contesti di un’età facilmente sentita come anfibia, non più antica e non ancora medievale? Le pagine relative dientrambii libri di Auerbach, invece, danno l’impressione che il suo straordinario senso linguistico e storico sia stimolato proprio dalle opacità di quel latino e di quei contesti, dal loro aggravarsi reciproco. In Mimesis, dopo aver riprodotto due bra­ni di Gregorio e analizzato il racconto disordinato e discontinuo che vi si svolge, osserva che a nessuno storico anteriore sarebbe parso che valesse la pena di narrare contese e violenze di così infima portata locale: (altro…)