ALESSANDRA GINZBURG – L’EMOZIONE COME SCRITTURA BI-LOGICA

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[Pubblichiamo un estratto dal volume di Alessandra Ginzburg La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni. Per un’applicazione clinica del pensiero di Matte Blanco, Alpes, Roma 2020. Ricordiamo inoltre che della stessa autrice abbiamo già ospitato un contributo su questo sito (qui il link per la lettura)]

Matte Blanco

1. Un approccio fenomenologico e logico all’emozione

La prima singolarità in cui ci si imbatte nella vasta sezione dedicata da Matte Blanco all’emozione nel suo Inconscio come insiemi infiniti è la dichiarazione di metodo in cui afferma di non mettere in discussione il modello energetico utilizzato da Freud, ma di scegliere tuttavia di affiancargli un approccio che sarà insieme fenomenologico (cioè che si basa su ciò che è visibile e sperimentato direttamente dall’individuo) e logico, ma comunque fondato sui principali concetti psicoanalitici, quasi lasciando volutamente in ombra il carattere dirompente della sua proposta.[1]  Pur trattando le emozioni più primitive, Matte Blanco non ritiene di perdere di vista anche quelle meno forti o “addomesticate” secondo la definizione di Rapaport[2], la cui intensità mascherata nasconde comunque dei potenziali valori illimitati, se la si osserva ad un livello di profondità mai assente in qualunque manifestazione emotiva. Infine, aggiunge, non intende operare distinzioni fra emozioni e sentimenti, visto che si propone di soffermarsi soprattutto sulle proprietà generali del fenomeno emotivo.
Sono scelte e premesse cariche di significato, che aiutano a comprendere come l’emozione sia vista da Matte Blanco in due modi: prima di tutto come un evento psico-fisico ben più complesso del pensiero comunemente inteso, da cui differisce in quanto produce reazioni neurovegetative che vengono chiaramente percepite dal soggetto (batticuore, accelerazioni del polso, vertigini ..), a cui si aggiunge una particolare forma di pensiero, la cui principale caratteristica è quella di spingere  all’azione.
Matte Blanco distingue perciò all’interno dell’emozione sia la captazione degli stati corporei che definisce sensazione –sentimento, sia una seconda componente, unicamente psicologica, che riguarda i pensieri di rabbia, di amore, di paura.  L’innovazione davvero significativa da lui introdotta nella comprensione degli stati emotivi riguarda il funzionamento di queste particolari modalità di pensiero in cui avremo modo di osservare le medesime violazioni della logica classica individuate a suo tempo nel funzionamento dell’inconscio.
Prima di accordare uno spazio più articolato ai cosiddetti pensieri emotivi, su cui poggia la maggior parte della riflessione di Matte Blanco, è opportuno comunque farsi un’idea del suo modo di descrivere la componente immediatamente corporea dell’emozione, che anch’essa, a sorpresa, non è del tutto scevra di componenti riflessive.

2. La sensazione-sentimento

Qualunque sensazione, anche la più elementare, osserva Matte Blanco, dà subito luogo ad un’immagine in grado di descriverla se non altro in termini di collegamento con altre esperienze analoghe. Prendiamo l’esempio del dolore fisico in cui l’esperienza per essere affrontata viene inevitabilmente sottoposta a un’attività proposizionale (cioè alla creazione di funzioni proposizionali), dunque ad un processo di pensiero che termina in una percezione o stabilimento di relazioni. In mancanza di riferimenti precedenti, facciamo in ogni caso ricorso all’immaginazione, ad esempio diciamo che la sensazione è come quella di uno spillo che perfora la pelle. La sensazione-sentimento è dunque già a suo modo collegata al pensiero attraverso un’analogia.
Tuttavia, subito prima di essere rivestita dal pensiero, essa esiste allo stato puro, e solo successivamente viene ricoperta da relazioni molto primitive. Così il dolore fisico, proprio come ogni altra sensazione, passa dall’essere sentito come un’unità indivisibile che semplicemente è, a diventare, grazie al pensiero – che è caratterizzato per antonomasia dal riconoscimento di componenti diverse – un processo che accade nel tempo.

3.  Le caratteristiche dei pensieri dell’emozione

L’emozione è dunque vista come un composto di proporzioni variabili fra queste due esperienze fondamentali: l’una, la sensazione-sentimento, è di per sé atemporale fino a che non viene riconosciuta percettivamente o definita attraverso relazioni, mentre il pensiero dell’emozione[3], pur diverso dal pensiero in senso stretto, in ogni caso avviene entro una dimensione spazio-temporale. La differenza fra le due forme di pensiero è sostanziale: il pensiero dell’emozione possiede in sé, in ragione dell’intensità, un tasso di simmetrizzazione che amplifica enormemente la qualità e le dimensioni dell’esperienza, là dove il pensiero, così come siamo abituati a concepirlo nella logica classica, riveste la funzione di suddividere l’esperienza in parti e discriminare le differenze.
A proposito del sogno del cinghiale di Amanda avevamo già sottolineato le caratteristiche salienti dei pensieri dell’emozione: la potenzialità massima attribuita al contenuto od oggetto che suscita l’emozione, la generalizzazione delle sue proprietà, e l’irradiazione da questa esperienza a tutti gli elementi che le stanno vicini. Si può cioè vedere che l’esagerazione delle potenzialità negative o positive tende ad irradiarsi non solo all’oggetto concreto ma a tutti gli oggetti circostanti che hanno qualcosa in comune e quindi vengono assimilati al prototipo, diventando, perciò, tutti uguali fra loro ed intercambiabili.  Di conseguenza, nell’emozione proprio come nell’inconscio, identifichiamo l’individuo con la classe e gli attribuiamo tutte le potenzialità implicite in essa e nella funzione proposizionale che la definisce.
Là dove un sentimento maturo, dunque, non cessa di cogliere l’individualità e la specificità della persona o della situazione, ciò che avviene nell’emozione, invece, è che la classe prodotta dalla generalizzazione viene solo in apparenza assorbita nell’individuo, mediante la ben nota identificazione fra parte e tutto, mentre la dimensione spazio -temporale viene meno, sostituita da un eterno presente. Questo dato saliente caratterizza in particolare le conseguenze dei traumi, ma si ripropone in forma meno esplosiva ogni volta che la tensione emotiva supera la soglia di tollerabilità specifica del soggetto.
Osservata da un punto di vista simmetrico l’emozione, esattamente come l’inconscio, si rivela così una struttura bi-logica in quanto, a seconda dei livelli di intensità presi in esame, si orienta maggiormente verso l’asimmetria dividente del pensiero o piuttosto tende alla simmetria unificante dell’indivisibilità.

Antonia, una donna particolarmente attraente da poco in analisi porta una forte disperazione, e lo sconcerto di fronte alle manifestazioni di gelosia e di rivalità verso tutte le figure femminili che tende a rappresentarsi migliori di lei sotto tutti gli aspetti. Nessuna di queste emozioni intense si dà nel rapporto duale con una donna, ma sorge inevitabile e incontrollabile quando Antonia si trova in una situazione triangolare. La valenza di tipo edipico è evidente, meno chiaro risulta invece quale genere di donna sia in grado di suscitare emozioni così intense, che hanno come conseguenza l’annientamento della propria esperienza fisica e mentale. Con mia sorpresa scopriamo che l’oggetto scatenante di queste emozioni corrisponde alla figura della sorella minore, non invece – almeno in prima istanza- alla madre, del cui affetto si sente sicura, Si può fare l’ipotesi che Antonia, al momento della nascita della sorella, possa aver provato una sensazione estrema di sostituzione e di perdita nei confronti del rapporto con il padre: una relazione già di per sé fragile, che la rende attualmente vulnerabile ad ogni condizione anche minimamente evocativa della sua sofferenza infantile. Tuttavia, almeno a livello conscio, di questo dolore sconvolgente che continuamente si rinnova, vengono conservati solo frammentari ricordi di copertura. Una volta individuata con precisione la classe  che suscita la sua emozione, la cui funzione proposizionale è costituita da tutte le donne che possono portarle via una persona che rappresenta la figura maschile di riferimento, il lavoro analitico con Antonia non può che concentrarsi sul presente, là dove questa simmetrizzazione impropria si traduce in comportamenti vistosamente disarmonici nelle relazioni affettive, e si accompagna ad una forte svalutazione dell’immagine complessiva di sé nonostante che in altri momenti sia in grado di riconoscere le proprie qualità. In questo caso, lo scarto consistente fra lettura adeguata del modo reale e rappresentazione alterata nel corso della condizione emotiva dà la misura di come soltanto tutti i soggetti e oggetti implicati nella simmetrizzazione siano dotati di caratteristiche infinitamente positive o negative, mentre la normale percezione della realtà assume tratti deliranti ogni qual volta si mette in moto l’esperienza intollerabile della gelosia. Progressivamente, viene comunque alla luce la rivalità rimossa verso la madre edipica in grado di procreare bambini a differenza di lei, e il doloroso senso di tradimento subito dalla figura paterna. Le relazioni con il padre sempre pronto a sgridarla e con una nonna paterna giudicante, si sono sovrapposte nella sua mente a determinare un nucleo interno sempre pronto a metterla in difficoltà. provocandole un senso di inadeguatezza che va a toccare tutti gli aspetti fisici e mentali che la riguardano. L’insicurezza si produce in tutte le occasioni in cui Antonia non si trova in una situazione conosciuta e familiare, esperienza, però che a si determina con pochissime persone. L’interlocutore- soprattutto se un uomo- diventa in tutto e per tutto identico alla figura paterna, causando in lei una forma di protezione automatica che consiste nel mettersi in ombra, nascondendo la sua personalità, atteggiamento che la danneggia prima di tutto professionalmente: Antonia infatti ha scelto per sé una professione in cui l’esposizione agli sguardi è davvero determinante, visto che il suo lavoro consiste in performance di tipo artistico. Rispetto a questa scelta professionale quanto mai insolita in una persona così in difficoltà rispetto al mostrarsi, viene da pensare che proprio in questa attività si realizzi un forte bisogno di esibizione e, contemporaneamente, una grande paura di incorrere nei divieti paterni. Ciò che comunque mi preme sottolineare è la violenza della simmetrizzazione che induce in Antonia emozioni incontrollabili, – in aperto contrasto con la rappresentazione realistica che è in grado di darsi della personalità del padre-  che le causano un dolore continuo nelle esperienze quotidiane, in cui si sente alla mercé dei propri affetti. In questi momenti Antonia ridiventa a tutti gli effetti una bambina fuori controllo, nonostante che nella vita reale in tanti ambiti abbia raggiunto un livello di maturazione corrispondente alla sua età anagrafica.

Non sono ovviamente soltanto i modelli ricevuti e le esperienze traumatiche a generare in Antonia i frequenti corto-circuiti provocati dalla irruzione a livello cosciente della simmetria. A mano a mano che procede l’analisi, emerge l’utilizzazione di una teoria decisamente onnipotente, che di fronte alla paura dell’ignoto e del cambiamento le fa immaginare la necessità delle rappresentazioni catastrofiche precedenti all’esperienza come unico mezzo sicuro per scongiurarne l’esito negativo. Lo stesso sistema di controllo delle emozioni Antonia lo utilizza anche nei confronti della gelosia. In questo caso la funzione proposizionale che le suscita allarme è piuttosto articolata e complessa (“ qualcuno fa qualcosa alle mie spalle e invece non avevo motivo di fidarmi”), ma il vortice emotivo che l’immaginazione le suscita è spaventoso ed attraente insieme, soprattutto se poi viene rassicurata dalla persona amata.
Ecco un esempio di struttura bi-logica nata in risposta a circostanze difficili da sormontare per una persona di particolare sensibilità, un vero e proprio sistema di controllo che naturalmente genera incessantemente l’ansia che vorrebbe scongiurare proprio perché elimina ogni ricorso alle proprie risorse che una rappresentazione più realistica le potrebbe consentire.
Eppure, questa situazione, abbastanza scontata nelle sue origini, possiede però radici assai difficili da mettere in discussione a livello profondo. In questi casi è infatti relativamente facile modificare la relazione con l’oggetto reale, mentre assai più statica si rivela la configurazione del prototipo interno ormai identificata in senso generale con la classe. Quando la simmetrizzazione si è prodotta ad un livello traumatico precoce, la modificazione di tali strutture bi-logiche non vitali richiede un lungo lavoro di de-simmetrizzazione delle classi fondamentali di riferimento, dove la differenza rispetto al prototipo iniziale va sottolineata ben più della somiglianza. Solo l’esperienza ripetuta e costante dell’attenzione dell’analizzato alle proprie risposte automatiche in presenza di determinate funzioni proposizionali riesce a produrre un cambiamento significativo, purché l’aspetto adulto del sé accetti di prendersi la responsabilità e la cura dell’area infantile sofferente, che rimane comunque ipersensibile a particolari stimoli.
Nel caso di Antonia la qualità specifica dell’emozione è visibile a due livelli: uno è quello dell’intensità, che la mente si rappresenta come infinita, l’altro è quello dell’identificazione della parte (padre) con il tutto (classe delle figure che lo richiamano in alcune specifiche funzioni proposizionali), un tutto che è, in quanto classe, costituito a sua volta da un numero di elementi potenzialmente infinito. All’oggetto vengono quindi attribuite ogni volta le potenzialità del tutto secondo la legge degli insiemi infiniti positivi o negativi.[4] La collocazione temporo-spaziale viene sostanzialmente meno e mancano così alla mente tutti i riferimenti che aiutano ad operare le differenze rispetto alla situazione emotivamente traumatica. La reazione difensiva istantanea (sentirsi giudicata e di conseguenza farsi piccola, nascondere ciò che sente) si instaura in Antonia in modo automatico e cancella tutti quei dati di realtà che potrebbero venirle in aiuto.

4. L’emozione madre del pensiero

Abbiamo visto nel caso di Antonia in che misura l’emozione porta ad ignorare tutte le caratteristiche specifiche dell’individuo o situazione che non sono espresse dalla funzione proposizionale da cui viene attivata la reazione automatica. Riguardo alle figure maschili, la funzione proposizionale scatenante è determinata dalla paura di essere abbandonata e giudicata perché inadeguata. Solo imparando ad utilizzare il pensiero asimmetrico proprio in queste circostanze Antonia può tornare a stabilire delle differenze. Evidentemente ciò che appare alla coscienza di Antonia non è la classe in quanto tale, bensì l’emozione diretta verso gli individui i quali rientrano in un insieme più generale che include tutte quante le persone che le provocano a qualche titolo angosce di annullamento o di abbandono, anche se in apparenza l’emozione è ogni volta relativa ad una singola persona. Attraverso la creazione di classi sempre più generali è possibile all’inconscio e all’emozione includere molteplici aspetti diversi che prescindono v dall’età e dal sesso. È, così che le emozioni di Antonia diventano pervasive in quanto riportano sotterraneamente all’unità indivisibile che regna all’interno della classe, nonostante che quest’ultima sia descrivibile solo in termini di relazioni asimmetriche, visto che senza differenze non vi sarebbe alcuna possibilità di pensiero.
Ci troviamo dunque di fronte ad un paradosso: l’emozione di Antonia, proprio come il suo inconscio, ha a che fare con un’esperienza (la classe) che contiene un numero di dimensioni maggiori di quelle che è in grado di utilizzare il pensiero cosciente, ma senza quel pensiero ben più limitato non potrebbe essere formulata, in quanto priva di linguaggio comunicativo, perché unicamente sentita.
In questo senso, secondo Matte Blanco, l’emozione è matrice e madre del pensiero, proprio come l’inconscio ne era considerato il padre. Intesa come modo di essere l’emozione è unitaria e possiede la conoscenza perfetta, senza parti, in cui conoscere ed essere sono la stessa cosa. Vista da un punto di vista asimmetrico, tuttavia, essa si propone come un Giano bifronte: da una parte poggia nel lato indivisibile e oscuro della mente, che è il sentire, dall’altra viene resa pensabile in termini di infinita suddivisione in elementi discreti.

5. La funzione di traduzione e di dispiegamento del lavoro analitico

È dunque necessario imparare a compiere un’operazione di traduzione e dispiegamento che dia modo di estrarre alcune relazioni asimmetriche dal complesso indifferenziato dell’emozione. Una funzione di solito svolta dalla coscienza, ma che viene turbata dall’esperienza emotiva quando l’eccessiva intensità del sentire ostacola le comuni attività di pensiero al cui svolgimento è necessario il riconoscimento di relazioni. Così come l’inconscio, anche l’emozione per le sue specifiche caratteristiche non può penetrare tutta quanta direttamente nella coscienza, ma richiede un lavoro di traduzione mediata in un primo momento dalle domande e dal supporto dell’analista, in modo che la qualità delle sensazioni e dei sentimenti possa essere descritta con precisione dall’analizzato nelle sue componenti essenziali.
Di solito già questa prima operazione permette di individuare la funzione proposizionale che si riproduce nelle più svariate circostanze mediante infinite varianti ed isomorfismi. Nel caso di Antonia, esemplare nella sua trasparenza, la funzione proposizionale principale, da cui derivano tutte le altre relative all’insicurezza professionale e alla gelosia, è quella collegata all’essere messa in ombra dall’arrivo improvviso di qualcuno. Occorre insomma ricavare man mano dalla massa indifferenziata dell’esperienza che viene esaminata gli elementi costitutivi e specifici dell’emozione individuale che serve da modello alle altre. In questo modo si può sviluppare nell’analizzato l’attenzione necessaria a trovare nuove risposte, là dove quelle considerate valide in passato, nella maggior parte dei casi amplificano la paura e distolgono l’attenzione da soluzioni più adeguate.
Matte Blanco sembra attribuire la funzione di traduzione del modo di essere simmetrico in più realistiche formulazioni asimmetriche principalmente all’analista e ai suoi strumenti di intervento, ma nella sua ipotesi è lasciato un ampio spazio al dialogo analitico che consente di fare emergere le simmetrizzazioni peculiari che tendono a deformare la percezione soggettiva della realtà da parte dell’analizzato.
La funzione di traduzione e di dispiegamento della realtà psichica operata in un primo tempo dall’analista, si serve della conoscenza delle modalità di espressione tridimensionalizzata dei contenuti soggetti a simmetrizzazione per accedere alla simultaneità dei livelli della mente coinvolti nell’esperienza emotiva, e di qui alla molteplicità dei riferimenti sottostanti alla classe ed ai suoi prototipi. È questo dispiegamento della complessità delle risposte emotive il primo passo per avviare un efficace dialogo interno quando nella mente del soggetto si affacciano risposte ripetitive in cui l’immaginazione anticipatoria e deformante gioca un ruolo eccessivo rispetto alla percezione della realtà oggettiva.

Alessandra Ginzburg

Note 

[1] Solo dopo aver terminato L’inconscio come insiemi infiniti Matte Blanco ha scoperto il testo di Sartre del 1938, Idee\\per una teoria delle emozioni, Bompiani, Milano2004.
[2] Rapaport D, (1953) On the Psycho-analytic Theory of Affects in IJP, 34: 77-198.
[3] In Pensare, sentire, essere Matte Blanco farà riferimento per denominare l’emozione anche ad un pensiero-sentimento o ad una emozione- sentimento. Dalla distinzione fondamentale fra essere, sentire e pensare nasce del resto il titolo stesso del suo ultimo libro.
[4] Matte Blanco (1975), L’inconscio come insiemi infiniti cit. p. 161: l’inconscio attribuisce all’oggetto le massime potenzialità (positive o negative) implicite nella classe.

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